RIFORMA CAMPIONATI: L'OPINIONE DI ENRICO CAMPANA

Dopo una sortita sulle 24 squadre con le conferences, la cooptazione delle formazioni di Legadue, Legabasket, attore protagonista, ha capito di aver perso potere e compattezza al suo interno con questa politica “et pluribus unum”. E in questa occasione è (o finge?) di essere d’accordo sulla SuperA a 16, selezionata, con solide garanzie. In fondo, il suo principale scopo è gestire gli arbitri con la minima spesa di 50-60mila euro del designatore. Tutti assicurano che non farà pollice verso. In realtà, su questo passo (rischioso) non ha frenato, ma più grave che non abbia organizzato un’assemblea-workshop, mettendo i 17 club davanti al fatto compiuto.
Marco Bonamico, presidente-manager (200 mila euro per stagione) di Legadue, colpita più del campionato di vertice dalla crisi, dovrebbe astenersi. Dicono: la maggioranza delle squadre preferisce tornare di sotto in attesa di tempi migliori. E’ così, o il fuoco della contestazione cova sotto la cenere?
Più sotto, ovvero lo zoccolo duro delle società di pallacanestro, quelle dilettantistiche che comprendevano fino a pochi mesi fa oltre 200 club, è fortemente contrario a prendere questa via. Sono stanche di fare da cavia, da ultimo questa stagione la formula delle conferences alla… pummarola.
Campionato strategico non inferiore alla A1, Lega Nazionale è diventata via via - anche per i problemi al suo vertice che l’hanno paralizzata negli ultimi due anni – l’ ultima ruota del carro. E corre ai ripari freneticamente organizzando in extremis un sondaggio, per cui la conta si farà entro martedì. Viene dato per scontato che, a larga maggioranza, come accaduto due anni fa per la novità delle wild card poi accettata salvando però la B e la C, il no sarà chiaro, ma anche problematico. Nel senso che diranno alla Fip: è avventato fare un passo così delicato. Occorre del tempo per valutare i pro e i contro. Noi non ci stiamo, fatelo pure. E partirebbe un appello al CONI in tal senso.
La vera ragione dietro il rifiuto di un salto nel buio è però un fondato timore: i club dietro la SuperA verrebbero declassati a campionati regionali (questa sorte è segnata per i 144 club di C) e perderebbero tutto il loro valore d’avviamento (sponsor, reclutamento, immagine, impianti per chi li possiede, impatto sulla città, etc), “ed è chiaro – ammonisce il presidente Fabio Bruttini, eletto a settembre senza voti contro e quindi il vero uomo forte della situazione – si darà ancora più potere ai presidenti regionali”.
Il comunicato della Lega Nazionale censura quindi le procedure della Grande Riforma lette solo attraverso la stampa, e non voterà quello deciso da altri. “Considerato – dice il documento- che la preannunciata riforma dei campionati è stata resa nota solo a mezzo stampa e che dai colloqui informali con il Presidente e il Vice Presidente FIP è stato rilevato che allo stato non esiste alcuna elaborazione di contenuti ma solo uno schema generale, il Consiglio Direttivo esprime, in questa fase, un giudizio fortemente negativo”.
Su questo argomento non si può dare torto agli aventiniani. In ogni caso un anno e mezzo dalla decisione all’attuazione è lungo, può succedere di tutto. La mossa più saggia per la Fip, che è in scadenza di mandato e al centro di giochi per il dopo-Meneghin, è fissare un opportuno periodo di studio, riflessione e discussione. E votare la riforma terminati i campionati, a metà estate, quando le bocce sono ferme e si capirà qualcosa di più della salute del basket, della credibilità della sua gestione attuale e dell’economia, perché fra sbalzi dello spread, proteste e scioperi conviene per il momento stare in trincea.